L’obbligo diventerà effettivo solo nel 2017, ma la preoccupazione tra gli operatori è già palpabile. La normativa europea che regolamenta il “rigetto a mare” è, infatti, una di quelle che fa discutere.
La questione è presto detta: non tutto ciò che viene catturato con le reti arriva a terra. Una percentuale del pescato viene scartato prima ancora di toccare la banchina. Viene appunto rigettato a mare. Perché? Sono tanti i casi, ma principalmente avviene quando i pesci catturati sono sottotaglia o di specie che non hanno mercato perché poco appetibili, come il cosiddetto “pesce povero”. La normativa europea vuole porre fine a questa pratica. Ha l’obiettivo di rendere la pesca più selettiva e fornire dati più affidabili sulle catture, anche per sapere precisamente quanto e cosa viene pescato. Un obiettivo importante che però costringerà i pescatori ad affrontare un percorso di adeguamento complesso e costoso e per il quale al momento sono del tutto impreparati.
Non si tratta infatti semplicemente di sbarcare tutto ciò che si è raccolto in mare. Sarà necessario posizionare gli “scarti” in un’area dedicata dei pescherecci (con relativi adeguamenti materiali), stoccarli separatamente anche una volta giunti a terra e soprattutto capire cosa farne. Ovvero attivare nuovi processi di riutilizzo o smaltimento. Non solo, non è detto che i dettagli del regolamento europeo siano applicabili senza complicazioni in tutti i mari del Continente. Banale ricordarlo, ma al Nord i pesci sono di taglia più grande e quindi le dinamiche sono totalmente diverse da quelle del Mediterraneo.
Il divieto diventerà effettivo per le specie del Baltico già dal 2015, da inizio 2016 per quelle del mare del Nord e dal 2017 per il Mediterraneo. E per quanto l’orizzonte pare ancora lontano nelle nostre acque, il problema di come adeguarsi alla normativa sui rigetti è già molto sentito dagli operatori che dovranno attenervisi. Proprio per supportarli in questo percorso il GAC FVG ha avviato un percorso di collaborazione con altri GAC territoriali del Nord Adriatico (Veneto ed Emilia Romagna) con al centro la questione. L’obiettivo è individuare assieme soluzioni ai tanti interrogativi che apre la normativa nella sua applicazione e, se necessario, poter fare massa critica. Ecco un caso concreto e attuale sull’attività del GAC FVG a sostegno del settore. www.gacfvg.it

COS’E’ IL GAC

GAC è l’acronimo di Gruppo di Azione Costiera. In Italia ne sono stati costituiti 43, su base territoriale, mentre complessivamente sono 312 in 21 stati membri dell’Unione Europea (il corrispettivo acronimo inglese è FLAG – Fisheries Local Action Groups).
I GAC sono infatti stati voluti dall’Unione Europea, come strumento operativo per garantire uno sviluppo equilibrato del settore della pesca nel rispetto delle risorse marine e ambientali.
Sono composti da associazioni che rappresentano i pescatori ed enti, una composizione mista che vuole avvicinare le istituzioni alle esigenze della categoria.
Il GAC del Friuli Venezia Giulia è nato nel 2012, abbraccia il territorio di Duino Aurisina e di Marano Lagunare (UD) ed è formato da soggetti pubblici e privati, quali Aries – Camera di Commercio di Trieste, Comune di Marano Lagunare, Comune di Duino Aurisina, Federpesca, Legacoop Fvg, UILA Fvg, Consorzio Promotrieste, Cooperativa Portomaran. Capofila del gruppo è Aries, che conta un’esperienza pluriennale nello sviluppo di progetti a favore del settore.
Le sue attività sono finanziate dal Programma Operativo del  FEP – Fondo Europeo per la Pesca 2007-2013 della Regione Friuli Venezia Giulia.